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ARTICOLO |
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Morgan in concerto al Roma in Rock Festival Linea a...Cristina Loizzo |
2009-07-20 |
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L'Aura... l'intervista Linea a...Cristina Loizzo |
2009-01-28 |
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I quattro motori di un Piccolo Grande Amore Linea a...Cristina Loizzo |
2008-09-16 |
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Tinturia... l'intervista Linea a...Cristina Loizzo |
2008-08-01 |
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Intervista ad Alberto Campo - direttore artistico del Traffic Torino Free Festival Linea a...Cristina Loizzo |
2008-07-03 |
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Intervista a Marco Germinario Linea a...Cristina Loizzo |
2008-06-26 |
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Mogol... l'intervista Linea a...Cristina Loizzo |
2008-05-26 |
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Sud Sound System... L'intervista Linea a...Cristina Loizzo |
2008-05-15 |
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Il Cantautore Piccolino all’Auditorium della Conciliazione Linea a...Cristina Loizzo |
2008-05-05 |
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Ariel... l'intervista Linea a...Cristina Loizzo |
2008-04-22 |
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Smoke... L'intervistadi Cristina Loizzo E' l'ultima sera in Italia di Alessandro Soresini -voce e batteria degli Smoke- prima di trasferirsi nuovamente per un periodo in Giamaica; tra i saluti, le borse ed i preparativi per la partenza, mi dedica una una buona mezzora... forse consapevole che nel frattempo lo sto invidiando parecchio per i 30 gradi che troverà lì..
D - Come nasce il nome Smoke?
R - Molto semplicemente! Mentre registravamo in studio, essendo tutti tabagisti, c'era una coltre di fumo notevole. Inoltre, fuori c'era una nebbia incredibile. Quindi: fumo in studio e nebbia fuori..c'è venuto subito in mente questo nome! ..Senza contare, poi, che in tre producevamo questo disco, ma il gruppo definitivo non era ancora formato e tutto il resto era ancora in via di creazione.. non c'era nulla di certo. Quindi, un po' come il fumo, che non ha una forma ben definita, Smoke ci sembrava a maggior ragione proprio il nome perfetto per tutto!
D - Perchè, come musicisti, avete scelto il reggae e non un altro genere di musica? Quale pensi sia il suo valore aggiunto?
R - Per quanto mi riguarda, non sono stato io a scegliere di suonare questo genere di musica, ma è stato il genere stesso che mi ha catturato sin da quando avevo dodici anni. Sono vent'anni che suono e son stato letteralmente folgorato dal reggae! Avevo, appunto, dodici anni quando ho inziato a studiare la batteria e da quel momento mi sono dedicato principalmente a questo stile di musica, approfondendo man mano la cultura che c'è dietro quest'isola ed anche il suo aspetto musicale. Quindi, diciamo, per me è stata solamente un'altra espressione di quello che sono io come musicista -ed anche come uomo, dato che vado spesso in Giamaica, cercando sempre di migliorarmi, di confrontarmi con questa cultura così diversa e di perfezionare lo stile del reggae nel migliore dei modi. Il tutto, facendomi guidare, appunto, dall'amore per il reggae come stile musicale.
D - Il reggae in realtà è contaminato da molti stili e da molte “varianti sul tema”. Come avete scelto le vostre coordinate musicali?
R - Per questo disco siamo partiti in tre (io, il bassista Gianluca Pelosi ed un sassofono, Marco Zaghi) ed abbiamo cercato di muoverci dai ritmi della batteria per fare un prodotto che alla fine potesse suonare come “canzone”. Inoltre, non essendoci stata tutta la band disponibile in studio-come invece vorremmo fare per il prossimo lavoro-, l'album è stato fatto un po' a blocchi; per la struttura principale abbiamo pensato di fare una base forte di batteria con un giro di piano per permettere così l'aggiunta degli altri eventuali musicisti in maniera più facile. Sostanzialmente, quindi, abbiamo pensato alla forma “canzone”, che potesse essere, però, al contempo orecchiabile e non banale . Credo che il disco Smoke sia proprio la fotografia di un momento nostro della vita, fatto di canzoni. Nel prossimo disco, invece, cercheremo di cambiare sempre, cercando nuove melodie, nuovi suoni, cercando di fotografare dei momenti diversi della nostra vita; già sappiamo che vogliamo fare un lavoro più compatto, con un suono più omogeneo dato che vorremmo realizzarlo suonando tutti insieme.
D - Pur essendo un album di reggae puro, nel vostro album omonimo -Smoke per l'appunto- si sentono le influenze di altri generi musicali, come l'R'n'B, la black music, parzialmente anche l'hip hop. Questo è causato dalla collaborazione di tanti ed importanti artisti internazionali o dalla diversa matrice da cui voi tre provenite?
R - La miscela tra i diversi generi che hai riscontrato ascoltando l'album -e che in effetti c'è!- è nata sicuramente prima a livello concettuale: noi volevamo fare un reggae che potesse sposarsi con delle sonorità del vintage, ma anche con un qualcosa di più moderno, come l'R'n'B o l'hip hop, per esempio. Una volta poi che ci siamo trovati con le basi, la scelta dei cantanti ha fatto sì che ognuno di loro portasse con sé il proprio background, spessissimo di natura R'n'B piuttosto che hip hop (come è accaduto, ad esempio, con Sean Martin, che arriva dalla scena hip hop -era nei Sangue Misto-). In sostanza, quindi, la nostra volontà si è andata a consolidare con l'apporto dei vari cantanti che hanno collaborato con noi a questo progetto, permettendo così di influenzare con la musica black od hip hop quello che noi avevamo creato; in questo modo, alla fine siamo riusciti a mantenere in piedi la nostra volontà di unire il reggae alle sonorità vintage e a quelle più moderne, ottenendo però anche il risultato di creare un qualcosa di più facile ed immediata presa sul pubblico.
D - L'album è stato presentato al pubblico attraverso “Ciao amore”, primo singolo dell'album. Perchè questa scelta? Volevate puntare sull'importanza della collaborazione di Zoe al vostro progetto o piuttosto rendere subito palese un filo conduttore del vostro primo album?
R - E' stata sinceramente una mossa per attrarre più gente possibile -dato che in realtà “Ciao amore” è più una canzonetta-, mentre nel resto dell'album, invece, trattiamo temi un po' più complessi e seri. Grazie poi al suo utilizzo per la pubblicità di una marca di patatine, siamo stati passati un po' in radio, un po' in televisione e siamo così riusciti ad arrivare agli addetti ai lavori..davvero una fortuna, dato che oggi come oggi è molto difficile riuscire a far girare un proprio disco!
D - A proposito di Zoe, la collaborazione con lei -che ha scritto testo e liriche di diverse canzoni dell'album- come è nata?
R - Zoe in Italia non era una artista molto conosciuta, se non a pochissimi. In Giamaica, un paio di anni fa, venne allo studio di Port Antonio prima a passare il Capodanno e poi a registrare l'album; in quell'occasione ho suonato tutte le batterie per il suo album. Poi una volta che sono tornato in Italia, mi sono sentito spesso con lei a Monaco -vive lì!- e man mano che mi raccontava di come stesse andando bene il disco che avevamo registrato insieme mi è venuto in mente di chiederle di collaborare al nostro. Di fronte al mio invito di partecipare all'album, lei è venuta prima a registrare la canzone “Ciao amore” e poi tutto il resto è venuto da sè.
D - Sempre parlando di “Ciao Amore”...una domanda è venuta subito spontanea...perchè un titolo italiano per una canzone che di italiano ha solo queste due parole?
R - In Giamaica ho frequentato Zoe per un bel po' di mesi e lei era molto curiosa di imparare l'italiano.. da parte nostra abbiamo ceracto di insegnarle un po' di italiano, ma a lei era rimasta impressa soprattutto questa frase, anche se poi, in fondo, tra noi italiani, dire “Ciao amore” a una persona, non è che poi si usi eccessivamente.
Nel frattempo Zoe m'ha detto che le era venuta in mente una lirica con il ritornello in italiano che conteneva, appunto, questa frase che le era piaciuta tanto; anche se la cosa era un po' strana, sentendola abbiamo notato che in effetti ci stava benissimo quella frase nel ritornello e quindi l'abbiamo aggiunta ai pezzi dell'album. Poi Zoe è una persona molto fine, molto romantica; credo sinceramente che il pezzo l'abbia interpretato alla perfezione con la vocina che ha. Per dirla breve, però, di tutti i nostri insegnamenti, lei aveva imparato solamente queste due parole!!!!!
D - Come mai la scelta dell'inglese per tutti i testi dell'album?...in fondo siete tutti italiani..
R -Sostanzialmente io sono da anni molto spesso in Giamaica, pur essendo italianissimo. Quando abbiamo chiamato i cantanti a partecipare, comunque, essendo tutti artisti di madrelingua inglese, sinceramente non ci siamo nemmeno posti il problema di cantare in italiano perchè sarebbe stata una forzatura! Volevamo fare comunque un progetto che avesse respiro internazionale, per cui l'inglese era la diretta conseguenza di questa nostra scelta.
D - Tutte le tracce dell'album sono nate in Giamaica nel periodo che hai vissuto lì?
R - No, in Giamaica sono state registrate solo due o tre tracce ed abbiamo mixato l'album. La maggior parte del disco è stato concepito e registrato in Italia, tranne alcune voci, che abbiamo dovuto necessariamente registrare là su delle basi che avevamo già fatto, però, qui in Italia. Sostanzialmente abbiamo creato un banner tra Italia e Giamaica, cosa che per altro abbiamo intenzione di fare anche per il prossimo disco dato che vogliamo ripetere la natura un po' italiana un po' giamaicana della nostra musica. Vorremmo continuare ad unire le due vibrazioni, i due sapori e trovare la miscela giusta che vogliamo. Sicuramente però creando un suono che sia giamaicano.
D - In realtà le tracce dell'album sono 12, perchè la tredicesima è la versione dub di una, YDRL. Perchè avete scelto proprio questa canzone per farne anche una versione dub e perchè solo questa?
R - In effetti potevamo farne di più; diciamo che abbiamo scelto quella, YDRL, per il giro di basso potente ed incisivo cha ha e con cui è nato, quindi, già di per sé, si prestava di più ad essere dubbato. Come poi è successo, dato che mentre si stava mixando l'album, il mixerista ci ha chiesto di poterci mettere le mani. Noi gli abbiamo lasciato libertà piena di interpretare il brano dub. Ne abbiamo scelto solo uno così, senza pensarci, è nato appunto spontaneo perchè ce l'ha chiesto il mixatore.
D - Da maggio è partito il Rise Up Tour...e con tutti gli ospiti internazionali che hanno collaborato all'album come fate? Ve li portate tutti dietro o la loro presenza e collaborazione è riservata solo a chi ascolta l'album?
R - Bella domanda...effettivamente di dischi con tante collaborazioni non ce ne sono tanti. Senza contare che poi, effettivamente, attuare un live con tutti gli artisti che hanno partecipato all'album è davvero complicato oltre ad essere molto costoso. Abbiamo realizzato una via di mezzo; in alcuni concerti diciamo “importanti”- o “più importanti” di altri- c'erano musicisti nazionali che hanno partecipato comunque al nostro disco (tipo i Casino Royal o i Reggae National Ticket), per cui alcuni concerti veramente li abbiamo fatti in venti sul palco, con due tastiere, più chitarre...sostanzialmente un raduno di amici musicisti!
Con gli artisti internazionali, invece, siamo riusciti a portare Zoe in alcune date in Italia, riuscendo a fare con lei una decina di concerti. Lei arriva da Monaco, dalla Germania, e ci siamo stati parecchi giorni per telefono per organizzare il tutto, però poi ci siamo riusciti e la abbiamo avuta come ospite che faceva sei, sette pezzi con noi.. un modo anche per far vedere che non ci fermiamo solamente qui, ma che vogliamo sempre guardare avanti, scoprire, fare, coinvolgere più gente possibile.
L'ultimo concerto che abbiamo fatto e che ha chiuso il tour è stato a Roma, il 17 novembre, e per quella occasione è stato molto bello perchè abbiamo ulteriormente dimostrato che siamo davvero in grado di portare con noi e coinvolgere artisti internazionali -sono venuti appositamente dalla Giamaica!- .. è stata veramente una conclusione ottima... c'era tutta la famiglia riunita!
D - Il 17 novembre, a Roma, come hai appena ricordato, avete partecipato al “Save the children” Festival reggae, insieme a moltissimi altri grandi artisti, per la costruzione di pozzi in Etiopia. Ce ne puoi parlare?
R - E' stato uno spettacolo davvero notevole; il Palalottomatica di Roma era pieno di gente..hanno dovuto chiudere i cancelli dato che non ci stava più nemmeno una persona! La raccolta fondi, poi, è stata fantastica; il prezzo del biglietto era poi davvero basso (solo5 euro!) e questo ha sicuramente permesso una adesione davvero notevole da parte del pubblico. Il risultato, quindi, sia per noi come gruppo che proprio di promozione della serata è stato eccezionale e ci ha reso tutti molto felici; trovarsi così tutti assieme è stato davvero un momento molto bello. Inoltre, dato che era l'ultimo concerto della nostra tournèe, è stato a maggior ragione perfetto per salutare il pubblico e per dire che adesso ci fermiamo con l'intenzione però di tornare più carichi di prima..Vogliamo fare e siamo pronti, infatti, a fare un altro disco; domani parto proprio per la Giamaica per fare questo, per andare là e tracciare lo starter del nostro prossimo album, in modo tale da costruire i binari per il carrozzone, che poi mi raggiungerà e proseguirà una volta che la strada è stata segnata.
D - Per chi ama il reggae e la sua cultura, andare in Giamaica è un po' una diretta conseguenza di questo amore. A maggior ragione, quindi, per chi fa musica reggae. Che cosa ti ha dato a livello personale questo anno passato lì?
R - Sicuramente mi ha aperto il cuore, l'anima e gli occhi soprattutto verso il mondo ed il genere umano. I due anni che ho vissuto lì sono stati meravigliosi, perchè prima ero stato in Giamaica sempre come turista, mentre in quel periodo ho avuto modo di toccare con mano la cultura dell'uomo giamaicano, il suo pensiero più profondo e di vivermi tutto personalmente. E' una realtà completamente diversa quella giamaicana da quella nostrana; a partire dal tempo finendo a come vivi le giornate e la vita in generale. E' stata un'esperienza che mi ha davvero dato tantissimo; come musicista -e se conti che mi propongo come batterista reggae-, vivere proprio nella terra in cui il reggae è nato e riuscire a suonare con della gente che ha questa musica nell'anima, è stato per me un motivo di confronto ed orgoglio. ..Senza contare che c'è un mare meraviglioso e la gente è bella, anche se è un'isola molto violenta, con molta gente armata che segue il mito americano del macchinone e dei soldi. Ma girando la Giamaica riesci ancora a trovare persone che vivono proprio nel giamaican style e questo è stato molto bello, perchè da turista tante volte vieni mandato in villaggi molto plasticosi, mentre vivendoci ho potuto vedere la ruralità più nascosta o zone dell'entroterra, che non mi sarei davvero mai immaginato.
Dunque, Alessandro...buon viaggio! ...e salutami la Giamaica....
Cristina Loizzo per LineaMusica
Dicembre 2006
Fonte: Postato da: LineaMusica
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Immagini: Smoke... L'intervista
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