Tornado , il racconto breve.

 

In famiglia lo chiamavano Tornado, sin da quando era piccolo aveva paura del buio ed amava il mare mosso.
No, non era uno di noi. Era uno di loro, uno di quelli che guardi male, dall’alto in basso. Nulla, per lui, era ovvio.
Ovvio era il mare, fermo, mosso, con uomini e donne, solo. Ovvia era la paura del buio, la notte. Il rumore del mare distendeva la mente.
Non amava parlare, non era uno di

quelli con cui ti fermi e parli, anzi. Era uno di quelli per i quali cambi strada.
Gli occhi erano tristi , la mente era felice.
Miliardi di idee , continue ricerche.
Lui non era uno di noi, era uno di quelli che mai ti vorresti trovare davanti ma che, quando hai vicino, sai che non potresti farne a meno.Io , invece, ero uno dei loro , uno di quelli che ti danno sicurezza, non volevo, non sapevo, non pensavo. Uno di quelli con cui parli per sorridere. Ero un bugiardo dagli occhi chiari e guardavo Tornado che se ne andava al mare da solo, di sera.
Strano, aveva paura del buio, ma del mare nero no.
I suoi occhi erano neri, le sue labbra erano candide. Tornado era uno di quelli che sai diventeranno uomini intelligenti.
Io no, io ero il Sinistro e non avrei mai fatto nulla di meglio nella vita che sorridere.

Passarono mesi ed anni, io, il Sinistro, lasciai il paese in riva al mare per la città.
Un giorno, camminando da uomo stanco e senza meta, me ne andai per la città e ritrovai due occhi neri e labbra candide : era Tornado.
Lo guardai da lontano, andava solo per la sua strada, come anni fa.
Non aveva colletti bianchi, cosi’ me lo ero immaginato, se ne andava con un fare da poeta.
Io non avevo arte ne’ parte, ero solo e arrabbiato.
Ci guardammo per un po’, eravamo due sconosciuti.
Io ero uno di loro, lui anche.

Io scrivevo su un giornale, in quel periodo, uno di quei giornali stanchi di esistere, lui scriveva poesie e libri.
In fin dei conti ci pagavamo la casa entrambi con le parole.

Io sapevo farci con le donne, lui sapeva farci con le parole. Per questo io le abbindolavo, lui le innamorava. Ognuno otteneva qualcosa : io un letto con un’altra persona, lui una notte a parlare d’amore.
E poi, la cosa divertente era che nessuno si innamorava mai di nessuno, ne’ loro, le donne, ne’ noi due.Passavamo giorni insieme, era passato appena un mese da quando ci eravamo incontrati di n

uovo, ore ed ore a non dirci niente, oppure a pensare molto.
In fin dei conti se sai chi eri da bambino, sei già sulla buona strada per conoscere una persona adulta : io l’avevo conosciuto Tornado, da bambino. Non era come mi sarei aspettato, ma era bello, imprevedibile e poeta.
Io no, io ero solo bello, forse neanche quello. Ero disinvolto. Davo a chiunque cio’ che voleva.
Vuoi un sorriso? Eccolo. Vuoi un calcio? Ci sono. Vuoi che io ci sia? Ci sono. Vuoi che me ne vada? Vado.
Alle donne davo baci, niente di che.Ero bravo con le donne, ma ero uno di quelli all’antica : moglie e figli. Si, mi piaceva, alla fine nei miei sogni, avere una moglie , intelligente e dei figli, orgogliosi di me, un padre che dipingeva parole per vivere.
Al Tornado non ho mai chiesto i suoi sogni, forse non ne aveva, viveva un sogno.Arrivo’ l’inverno e le ombre della notte : Tornado andava al mare, io rimanevo a guardarmi allo specchio.
Arrivo’ l’estate e ci travolse il caldo.

Avevamo deciso di vivere insieme, alla fine due monolocali o una casa a tre stanze era la stessa cosa.
Iniziavamo la giornata stanchi, tornavamo a casa stanchi.

Le giornate da poeta del Tornado erano sempre vuote. Le mie giornate erano sempre piene, di noi.
Eppure io sono il Sinistro e non ho paura di troppe cose. Il Tornado si che aveva paura e lo faceva vedere.Un giorno qualsiasi, un giorno da dimenticare, Tornado se ne ando’, senza valigie, senza niente.
Non avevamo litigato, non c’era stato niente. Era quel niente che lo terrorizzava.

Scoprii giorni dopo che se n’era andato per inseguire un sogno : voleva scrivere, diventar poeta, contando le stelle. Non arrivo’ mai al successo, perchè le porte non gliele apri’ nessuno.Sono il Sinistro ed ora ho quattro figli, una moglie in carriera con cui neanche faccio l’amore da mesi.
Ora sono vecchio, ora sono solo. Ho sempre gli occhi di ieri, ho la barba piu’ incolta.
Mi chiamano col mio nome e cognome, mi stringono la mano, sono un manager, vita di niente.
La parola “niente” è sempre presente dentro di me.

Ripenso a Tornado, ripenso a noi due, ripenso al monolocale, ripenso alla mia infanzia.

Sono il Sinistro e sto per morire, morire da solo, senza quattro figli accanto, troppo impegnati a divertirsi, senza una moglie vicina, impegnata a tradirmi.

Tornado se n’è andato, volato giu’ da un ponte. Io vado , le luci si spengono. Io vado e non torno piu’.

Ricordatevi del Sinistro, ricordatevi del Tornado. Lui era quello riccio, io ero quello bello, dicevano.

Triste la vita, lui è un eroe, io un poveraccio.

Fonte: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.335956793114299.80108.170155013027812&type=3

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