Avevo un uomo che …

Racconti brevi

Avevo un uomo che mi amava a modo suo.
Non sapeva amarmi in altre maniere, o m’amava o m’odiava. E mi diceva che sbagliavo a chiedergli di cambiare. Mi amava a modo suo e s’innamorava di me a modo suo.Non aveva collegamenti con il mondo, viveva nella sua ovattata camera , incatenato a cio’ che credeva verità.
I suoi occhi mi guardavano a malapena e quando mi baciava sembrava che chiedesse perdono.
Mi amava ma non l’ho mai amato a modo suo. Ho preferito amarlo a modo mio.

Avevo un uomo che mi amava guardandomi sempre dallo stesso profilo, senza accorgersi di non conoscermi affatto.
Si sentiva sbagliato e non s’accorgeva che non era poi cosi’ diverso da me. Ballava lentamente, senza musica. E tutto gli sfuggiva di mano. Non si apparteneva, soffriva in silenzio. E non aveva un buon motivo per piangere. Ma sapeva piangere, uno dei pochi uomini che ho visto piangere. Piangeva anche mentre ballava, piangeva perchè non aveva niente da perdere

Avevo un uomo che silenziosamente mi diceva addio ogni giorno, salvo poi tornare.
Non era cattivo, era ingenuo. Pensava che andandosene si sarebbe portato dietro quel marasma emozionale che ci stringeva, ma l’amoreè usa e getta, ma i pezzi attaccati alle dita rimangono. E fanno rumore.
Ma mi chiamava poi, per chiedermi se stessi bene ed il mio “va bene” lo rispingeva da me.
Se gli avessi detto che stavo male forse non ci avrebbe creduto, ma io stavo bene davvero, sapevo che sarebbe tornato.E quando tornava, sapevo che se ne sarebbe andato,di nuovo.E stavo bene lo stesso.

Avevo un uomo che arrivava nei miei sogni in punta di piedi e fumava il sigaro.
Mi chiedeva perchè le campane suonassero a festa,quando poi lui si sentiva morire. Non aveva tristezza, era solamente solo. Controllava l’orologio per sapere quanta vita gli fosse passata davanti e controllava i miei baci, per sapere di che sapore fosse l’amore. Non se ne ando’ per caso, se ne ando’ quando non passavamo piu’ il tempo a chiederci quanto durasse la felicità

Avevo un uomo che curava l’amore con altro amore e non ne aveva mai abbastanza.
Dipingeva sulle pareti della sua casa i ritratti dei suoi sorrisi e non aveva tempo per cercarsi un lavoro, ne’ per trovarsi un dio.
Viveva da solo, con le sue illusioni, mi amava e mi detestava, avevamo lo stesso modo di farci male. E riusciva sempre ad arrivare al posto giusto ed a dirmi le parole giuste, salvo poi dimenticarsi per quale motivo era arrivato.
E davanti a me sembra sempre sperduto, ma non si perdeva mai.

Il mio uomo passeggia tra le valigie vuote del nostro non dirci nulla di noi.
Accendi la luce, c’è tempo per dormire. Apri un libro che hai letto altre mille volte, sai che non leggerai. Mi guardi, spero che tu mi parli.Ma non stasera, stasera non dici nulla di nostro. Le nostre serate passano via, come sospinte da una brezza leggera. Le valigie vuote mi ricordano che non dimentico i tuoi silenzi. E l’amore che produce domande senza senso, rimane senza risposta. E ora spegni la luce, dormi con me

Avevo un uomo che mi telefonava sempre di notte. A notte inoltrata.
Diceva che si sentiva piu’ sicuro al buio. All’inizio pensai anche che fosse pazzo. Ma lui era bello. E forse i pazzi son tutti belli. Lui mi chiamava di notte e si fumava 10 sigarette ogni 5 minuti. Diceva che la sigaretta gli dava coraggio nel parlarmi. Dopo un po’ pensai che era insicuro. Ma anche gli insicuri son belli. Dopo un po’ mi diceva frasi d’amore, alternate a rivolte sociali. Pensai che fosse ironico e cinico. Ma gli ironici e cinici son belli.
Alla fine di ogni telefonata capivo che l’avrei amato anche se fosse stato in silenzio

Avevo un uomo che contemplava tempeste e ne metteva nei barattoli un po’ di sabbia.
Si chiedeva quando finisse il mondo, perchè sognava di ricostruirlo. Aveva un amore cosi’ distruttivo che si ammalava ad ogni mio sguardo. La nostra bellezza era proprio quella che nessuno vedeva, perchè lui sapeva distruggere anche l’amore.
Beveva birra e non gli piaceva. Faceva l’amore e non capiva perchè c’erano due occhi nel buio che non si chiudevano. Ma il mio uomo non sapeva quanto fosse fragile l’amore se si distrugge in ogni attimo.

Avevo un uomo che prendeva un pennarello e scriveva poesie d’amore sulle lenzuola. Ogni sera scriveva una frase d’amore.
Ed era bello dormirci dentro, si. Era bello correre il rischio di leggerci dei ti amo mentre litigavamo. E mi scriveva poesie con un pennarello nero, indelebile. E le parole sudavano dentro i nostri corpi. Capitava che la mattina ci svegliavamo con dei segni di parole. Ma era bello saperle li’ quando volevamo ritrovarle.
Ma non sapeva scrivere frasi lunghe, a volte erano semplici parole, corte, erano tutto. Ed altre volte mi diceva “Dormi piano, sono qua” e lo scriveva sul cuscino. Perchè in fondo era bello dormirci addosso, con le parole stampate sulla schiena.


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