Hanno ucciso l’Uomo Ragno 2012: “il pugno nello stomaco”, 20 anni dopo!

Quanti di voi sanno a memoria “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” degli 883 anche se, al solo sentirli nominare, storce il naso con fare poco signorile? Se però invece al solo sentire nominare “Max Pezzali” vi si illuminano gli occhi e siete cresciuti a pane, dolci e canzoni di Max questo album era qualcosa che stavate aspettando con trepidazione e anche un po’ di paura.
Al primo ascolto, il giorno dell’incontro con Max per l’intervista, l’album non mi era piaciuto un granché, forse perché troppo saldamente affezionata alla versione originale delle canzoni e anche perché un solo ascolto non può certo farti capire tutto quello che c’è da capire su quell’album, specie se hai uno dei tuoi miti nella stanza accanto e sai che a breve ci parlerai per la terza volta nella tua vita.

“ Le canzoni, ovvio, non potevano essere stravolte più di tanto; questa è stata un’operazione davvero figa! La cosa è partita dagli Mtv Days dell’anno scorso durante i quali ho condiviso il palco con vari rapper come i Club Dogo: conoscevano a memoria tutte le mie canzoni!!! Stupito chiesi spiegazioni e mi dissero che erano cresciuti ascoltando i primi album degli 883. Abbiamo così deciso non di rifare “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, ma di ri-crearlo come sarebbe oggi, una volta trovato questo “fil rouge”. Ci sono delle parti immutabili, ma sopra c’è il rap che è la musica che oggi rappresenta meglio il modo di raccontare realistico della musica italiana.”

Certo, le canzoni, come ci ha detto Max, non sono state stravolte più di tanto, ma l’effetto finale può tanto lasciare spiazzati quanto conquistare dopo il secondo o terzo ascolto (armati di booklet per capire al meglio anche le parti rappate, altrimenti difficilmente interpretabili al meglio in certi tratti!) e sto parlando, ovviamente da quasi ventiduenne cresciuta con quelle canzoni. “La figlia di mia moglie ad esempio che ha quindici anni, avendo come modelli i rapper inclusi nel cd, adesso capisce meglio quello che era il mio mondo. E, allo stesso modo, io capisco meglio il suo. E’ una sorta di Stargate generazionale. Il rap oggi, per me, è il nuovo pop” continua Max e conferma quello che pensavamo prima di entrare a parlare con lui. Questa celebrazione dei 20 anni è anche un modo per “lanciare una corda” verso quella che è una generazione diversa dalla nostra, talmente diversa che, come capita in ogni salto generazionale che si rispetti, quasi non si riesce a dialogare. Peccato, però: avremmo tante cose in comune su cui confrontarci e scoprire che la pensiamo allo stesso modo … e questo album (“Jolly Blue” e “Te la tiri” in primis) ne è l’esemplificazione lampante.

“Ci sono le grandi canzoni con i grandi interpreti e la perfezione tecnica. Non c’è più il “pugno nello stomaco”. Quello lo può dare il rap che oggi è molto più tecnico di allora. Diciamo che si è tolto un problema che ha avuto per anni: il confronto con se stesso! Abbandonare quel confronto li ha fatti uscire dal ghetto per farli diventare il nuovo pop.”

Il nuovo pop che sa conquistare, stupire ed emozionare (basti vedere quanto successo riscuotono i grandi nomi della scena italiana presenti in questo album in maniera “particolare” e non solo “ufficiale”: vi dice niente Fabri Fibra? Scoprire per credere!) sta davvero prendendo piede in un momento in cui di “pugni nello stomaco” ne riceviamo anche troppi, ma mai “carichi” abbastanza o che non vanno mai a colpire il punto giusto.
Un album da comprare e da conservare con cura: gli 883 sono sempre stati avanti, figuriamoci se non sono riusciti ad esserlo anche adesso, 20 anni dopo.
Sono sempre loro. Siamo sempre noi.

Un sentitissimo grazie a Simone Vairo per la preziosissima collaborazione!

Ricevi ora il nuovo catalogo!

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