Cinema e Musica – Making Michael Jackson’s ”Thriller”

Il 30 dicembre 2009, il video musicale Thriller è stato inserito nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Usa. E’ il primo del genere ad ottenere tale riconoscimento. Questo archivio è stato istituito nel 1988 dopo l’approvazione del National Film Preservation Act, che prevede la selezione ogni anno di 25 film che siano “culturalmente, storicamente o esteticamente significativi”, affinché le copie originali siano conservate per sempre. Da notare che tra i selezionati del ’09 vi è C’era una volta il West, diretto da Sergio Leone nel ’68.

Thriller (13′) fu girato a Los Angeles nel 1983 con protagonista Michael Jackson e la regia di John Landis. E’ considerato un traguardo nella storia dell’audiovisivo, poiché realizzò la convergenza piena tra il cinema e la musica.

Differente dalla tipologia dei videoclip precedenti, sia per la durata sia per il budget superiore alla media (500mila dollari), è un cortometraggio con sceneggiatura e ruoli (protagonista, co-protagonista, caratteristi).

Con la partecipazione del compositore Elmer Bernstein, autore di tante colonne sonore celebri (es. I magnifici sette e Ghostbusters), che aveva già lavorato in precedenza insieme a Landis, e di Vincent Price, voce narrante, protagonista di tanti film noir e horror tra gli anni ’40 e ’60,

John Landis inizia la carriera di regista con Schlock (1973), pellicola in bilico tra horror, commedia e fantascienza. Diventerà celebre oltre i confini statunitensi nel ’78, con Animal House, che renderà famoso anche John Belushi e nel ’01 è stato inserito nel National Film Registry. Segue, nell’80, The Blues Brothers, di nuovo con John Belushi, insieme a Dan Aykroyd e con la partecipazione di James Brown, Ray Charles, Aretha Franklin.

I suoi film sono contrassegnati fin dall’inizio dalla osservazione ironica e surreale della realtà, evidenziando comportamenti eccentrici, paranoie e paure individuali, senza cercarne le cause (si sottintende siano effetto della esasperazione della cultura di massa) ma declinandole verso una rappresentazione surreale. Avviene anche in Un lupo mannaro americano a Londra (1981), che oscilla tra horror e commedia. L’anno successivo cura la realizzazione di Coming Soon, rassegna di trailer di celebri film dell’orrore.

Nel Michael Jackson: Making Michael Jackson’s “Thriller” – documentario (70′) sulla preparazione del video di Thriller – si apprende che Un lupo mannaro americano a Londra fu decisivo per Michael Jackson nella scelta di contattare John Landis, che ricevette la sua telefonata in proposito mentre si trovava in vacanza.

L’altro film di Landis che aveva visto era The Kentucky fried movie (1977), uno dei più bizzarri mai realizzati, in cui il regista mette insieme la sociologia con alcune categorie proprie del cinema di “serie B”.

Nel Making sono riprese le varie fasi di realizzazione delle maschere degli zombi e del licantropo per Michael Jackson, ideate da Rick Baker, già con Landis in Un lupo mannaro americano a Londra, per il quel vinse l’Oscar (finora ne ha vinti sei). Quello degli zombi era un genere in auge nel cinema degli anni ’70, basti ricordare a Dawn of the dead (tit.it. Zombi, 1978) diretto da George Romero, dieci anni prima autore di La notte dei morti viventi.

 

 

E alla fine dei titoli di coda di Thriller, la consueta dichiarazione sulla natura romanzesca di quanto appena visto viene modificata… Si legge: “tutti i personaggi e gli avvenimenti del film sono immaginari. Ogni riferimento ad avvenimenti reali o persone viventi, decedute (o morti viventi) è puramente casuale”.

La maschera del licantropo è stata costruita a partire da una foto di copertina di Michael Jackson, a cui sono state aggiunte una serie di modifiche con un procedimento di sovrapposizione, fino ad ottenere quella finale. Definita l’immagine, si è passata alla realizzazione sul volto del cantante.

Il personaggio del licantropo sarà poi ripreso in senso parodistico nel film Teen Wolf, con la interpretazione di Michael J. Fox. Uscì in Italia nella primavera del 1986 con il titolo Voglia di vincere, sulla scia del successo di Ritorno al futuro nell’autunno precedente. Il protagonista è uno studente di scuola superiore che in particolari circostanze si trasforma in licantropo, a vantaggio soprattutto della squadra di pallacanestro del suo istituto.

Una parte del Making è composta dalla riprese delle esercitazioni per le danze, con la direzione di Michael Peters e la supervisione di Landis, che suggerisce alcuni movimenti. Il giubbotto rosso con i bordi neri indossato da Michael Jackson fu ideato e realizzato da Deborah Nadoolman Landis, moglie del regista, che nel giugno ’09 in una intervista al Wall Street Journal ha ricordato alcuni particolari sulla scelta del colore sul disegno.

Il rosso per il giubbotto e i pantaloni – una novità nell’abbigliamento di scena del cantante – rispondeva all’esigenza di trovare un colore che portasse in risalto il protagonista in una scenografia in cui prevalevano il nero e il grigio.

Nel disegno sono evidenti due caratteristiche: l’assenza di accessori (bottoni, fibbie) e la “V” nera formata da due linee, a partire della spalle, ideata con riferimento alla figura piramidale della coreografia. Furono realizzati due giubbotti – uno intero, l’altro con gli strappi per la danza con gli zombi – ad un costo complessivo di circa duemila dollari.

L’inizio del video – Michael Jackson alla guida di un’automobile, insieme a una ragazza (Ola Ray), si ferma in un bosco – rimanda alle trame dei film giovanilistici degli anni ’50 e ’60. E’ un riferimento al revival del periodo: da American Graffiti (di George Lucas, 1974) alla serie di telefilm Happy Days (1974-84).

Un fenomeno mediatico e culturale, che ebbe il proprio apice con Ritorno al futuro, iniziato in coincidenza con la conclusione della guerra in Vietnam, quando la società americana si trovò a dover affrontare gli effetti di un dramma, che fu anche generazionale. Tornare al periodo tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60, rispondeva alla voglia implicita di sostenere una ripresa complessiva.

Thriller completa la convergenza tra cinema e musica iniziata a metà degli anni ’50, quando i produttori investirono sulla realizzazione di film con protagonista Elvis Presley. Al primo, Love me tender (1956), seguirono altre pellicole in cui la trama era funzionale al cantante e scandita dalla interpretazione di alcuni suoi brani celebri, qualcuno dei quali spesso dava il titolo al film.

Per la maggior parte furono commedie, ma vi fu qualcuna di altro genere, in particolare western e con tono drammatico: oltre a Love me tender (tit.it. Fratelli rivali), Jailhouse Rock (Il delinquente del rock’n'roll,1957, nel National Film Registry dal ’04) e Flaming star (Stella di fuoco, 1960).

Questo tipo di produzioni arrivò anche in Italia e negli anni ’60 fu inventato il genere dei musicarelli: commedie con cantanti celebri e la partecipazione di attori comici molto noti. La parabola si concluse alla fine degli anni ’60, mentre negli Usa musica e cinema segnavano un nuovo traguardo di avvicinamento con la realizzazione dei film sui concerti (es. Monterey Pop, Woodstook, Gimme Shelter).

Film documentari, con sceneggiatura concentrata sulla musica eseguita dal palco, sui cantanti, e su quanto avveniva tra il pubblico; essenziali per capire il contesto sociale di quel periodo.

Nella seconda metà degli anni ’70, un altro passaggio chiave con La febbre del sabato sera (1977, regia di John Badham). La musica – la colonna sonora dei Bee Gees – diventa il filo conduttore del film, il motivo principale dello sviluppo della narrazione, e le scene delle danze essenziali anche nella fase di promozione. Il traguardo successivo fu Flashdance (regia di Adrian Lyne), che arriva nei cinema americani nell’aprile del 1983, la cui trama culmina nel contesto scenico della danza moderna.

II video di Thriller completa questo percorso, sintetizzando, le caratteristiche integrabili tra le due arti. Durante le riprese – come dal Making – tutti sembrano divertirsi nella realizzazione del lavoro. Lo si nota per esempio dall’autocitazione di John Landis, utilizzata anche in altri suoi film.

Quando Michael Jackson e la ragazza conversano all’esterno del cinema, si vede la locandina di Schlock e quella di House of wax, film dell’orrore del 1953 con protagonista Vincent Price.

Sul set, tra John Landis e Michael Jackson si instaura un atmosfera amichevole, al di sopra dell’impegno professionale tra due personalità celebri impegnate in una produzione dai costi notevoli (nel 1991 John Landis tornò a dirigere Michael Jackson nel video di Black or White).

Così, alla fine della ripresa della scena di uno zombi nel cimitero, mentre Michael Jackson osserva sorpreso la scenografia, Landis lo solleva sulle sue spalle tra le risate dei tecnici e dello stesso protagonista. Il Making Michael Jackson’s “Thriller” si conclude con una serie di momenti vissuti tra il set e l’esterno e poi con i titoli di coda sulle note della canzone e le immagini di una esibizione canora privata del cantante al tempo dei Jackson Five.

 

di Ninni Radicini per LineaMusica

Ninni Radicini

www.ninniradicini.it

 

* Bad 25: Da Michael Jackson a Spike Lee


Fonte: LineaMusica.it


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