Un Natale diverso? Firmato Bublè!

Durante la conferenza stampa di presentazione dell’album “Christmas” di Micheal Bublè sono stati affrontati diversi argomenti e siamo riusciti a capire meglio, un po’ più da vicino diciamo, la grandezza di questo artista che ha conquistato tutto il mondo con la sua voce e con la sua umiltà. Non appena entra nella sala si mette a disposizione per le foto e poi, dopo aver salutato l’interprete afferma di essere sempre doppiamente felice di venire in Italia per lavoro perché con un’interprete donna di questo livello riesce ad esprimere il suo lato femminile.

Dopo aver esclamato “So let’s begin!” ha augurato “Merry Christmas” a tutti “… anche se non siamo ancora a dicembre!” e si è cominciato con il fuoco incrociato di domande.

 

Passerai il Natale in Canada, primo Natale da sposato: come lo celebrerete? Ci puoi dire magari, in gran segreto, cosa hai intenzione di regalarle e cosa pensi che riceverai?

Lo passeremo esattamente come lo scorso anno: eravamo fidanzati il Natale scorso, quindi non ci saranno grosse differenze! Abbiamo famiglie molto simili: la mia è canadese di origini italiana, la sua è argentina di origine italiana. Per quello che riguarda il regalo… non ve lo direi MAI!

A proposito, scusate… sono numero uno nel Regno Unito! Wow!

 

In Italia non sei più venuto da anni, il concerto è stato annullato… cos’è successo?

Ma io sono venuto! Sono stato a Milano e Venezia in viaggio di nozze: molto romantico… io, mia moglie e dieci paparazzi che ci seguivano! Professionalmente non lo so: solitamente vado in 45 nazioni ogni anno e molte volte capita che qualcuna la salti, ma non decido io! Sicuramente mi faranno la stessa domanda nelle prossime settimane quando sarò in Francia, Svezia, Svizzera e Finlandia. Oltretutto, a tal proposito, mia moglie mi ha reso la vita impossibile due settimane fa, facendomi notare che non sono andato in Argentina e chiedendomi “¿Por què? ¿No te gusta?”. Ho dovuto chiamare il mio manager e chiedergli di mettermi due spettacoli in Argentina, altrimenti non avrebbe smesso di rompermi le scatole!

 

Con una gentilezza spiazzante, essendosi accorto che un registratore non stava funzionando, ha fermato le domande e ha chiesto di chi fosse chiedendo come funzionasse e se poteva accenderlo lui perché “non voglio che torni a casa e non trovi nulla di registrato!” Si è alzato, è andato incontro al giornalista in questione e si è fatto spiegare il funzionamento per evitare “una brutta scoperta una volta tornato a casa e pronto a mettersi all’opera”. Che aggiungere?

 

Come passavi i tuoi Natali? Se ti chiedessero di scegliere tra la musica e il cibo?

Meglio morire! Come farei? A proposito del Natale penso che sia il periodo più importante e più bello dell’anno. Pensare che entrerò nelle case di moltissime persone in tutto il mondo con la mia voce in questo periodo particolare è un’emozione unica! Grazie ai miei genitori da piccoli provavamo la magia del Natale che provo vedendo i bambini: sono un sentimentale quando si parla del Natale! Quando sarò morto, se avrò fatto bene il mio lavoro, questo album permetterà alla gente di ricordarsi di me come vorrei essere ricordato. Senza cibo morirei, chiaramente, così come morirei senza musica… ma senza arte in generale. Non tutti sanno che amo dipingere, certo non sarò Michelangelo.. questa (e mostra un disegno/scarabocchio) è Pamela Anderson e l’ho fatto adesso… ok, come si dice “sono un idiota” in italiano?

Posso fare qualche considerazione senza che mi poniate una domanda?

Ogni anno escono all’incirca un centinaio di album natalizi e penso che sia dovuto anche alle richieste delle case discografiche che vogliono prodotti da mettere sul mercato, ma per me questo album è diverso. L’ho voluto davvero tanto e volevo che questo album fosse per sempre e l’ho presa davvero seriamente: sono cinque mesi di lungo lavoro, perché volevo fare un vero e proprio classico. È un impegno che ho preso molto sul serio anche perché sono stato introdotto al jazz, al pop in tenerà età dall’album natalizio di Bing Crosby, quindi per me è davvero importante.
Ad un certo punto si è voltato verso l’inteprete e le ha detto, conquistato: “You’re amazing! I don’t remember the first thing I said. I remember only saying “Merry Christmas everybody”!”
Com’è stato lavorare con Foster sapendo che qualche anno fa ha prodotto un altro album natalizio e se ci puoi dare qualche informazione sul nuovo singolo, su cosa ha di nuovo rispetto ai tuoi progetti precedenti.

Sono veramente fortunato: ho collaborato con tre tra i produttori più bravi al mondo (David Foster, Bob Rock e Humberto Gatica), con tre dei geni più apprezzati del campo, che hanno portato, ognuno, qualcosa di differente a questo album. Innanzitutto ho proposto loro i brani che pensavo fossero giusti per loro e sono stati tutti e tre molto coraggiosi perché ho voluto registrare tutto dal vivo: non c’è Autotune, poco ma sicuro. L’ho voluto fare “alla vecchia maniera” perché volevo che fosse davvero così, di questa qualità, senza nascondersi dietro la tecnologia e senza l’aiuto, per fare un esempio, del metronomo. Volevo essere al’altezza dei grandi classici, quindi dovevamo fare qualcosa di qualità e lavorare con 90 persone in studio di registrazione è stato duro, ripetendo più e più volte l’esecuzione, ma penso che i frutti si vedano. Ci sono solo due canzoni diverse dal resto dell’album: ho usato Autotune per “All I want for Christmas” e “Cold December Night” perché volevo che suonassero “pop”, che fossero più moderne perché le avevo davvero volute così.
Per quel che riguarda il singolo non posso certo dire che è bello grazie a me perché ho fatto ben poco: devo interamente al co-autore, che ha fatto il grosso. Ho modificato qualche parola, ho giocato con la forma del brano, ma mi piaceva tantissimo quello che mi aveva proposto e ho fatto quello che mi ha proposto lui!

Adesso mi direte “Shut up, Micheal Bublè!”ma volevo specificare che erano dieci anni che progettavo questo album, quindi quando sono arrivato in studio sapevo tutto: ogni traccia, ogni duetto, ogni concept… sapevo perfettamente quello che volevo. Quando ha chiamato il mio manager mi ha detto: “Micheal, ho sentito i produttori, loro pensano a trovare i suoni, tu basta che canti tre giorni e siamo a posto.” Ma io non volevo ASSOLUTAMENTE questo: io volevo gli arrangiamenti perfetti, sapevo come sarebbe dovuto suonare!

Otto anni fa hai pubblicato un EP, “Let it snow”, prettamente natalizio… è partito tutto da lì? Non eri soddisfatto del risultato e hai deciso di fare questo album?

Dell’esperienza dell’EP sono stato completamente insoddisfatto: non volevo fare un album natalizio. L’ho detto alla casa discografica, al manager, a tutti: non ero maturo abbastanza come artista e volevo riuscire a fare qualcosa di grande, mentre il progetto di otto anni fa è più o meno l’opposto. Non abbiamo nemmeno fatto le basi, non abbiamo creato le tracce: è stato più karaoke che altro! David ha telefonato a Roger, Cole, Celine Dion e ha chiesto “Possiamo usare le tue tracce natalizie?”, una specie di bonus aggiunto. Alla fine ha venduto un milione di copie, ma è una cosa che mi ha dato fastidio perché sapevo di poter fare un album speciale e non ho potuto. Ho litigato fortemente anche con il presidente della Warner Bros perché il mio secondo album non poteva essere un album natalizio! “Lasciamo stare e non tenetemi più come artista!”, è stata una cosa che mi ha spaventato molto dire, lo ammetto. Forse pensava che la mia carriera sarebbe stata breve e che quindi conveniva uscire con un album del genere in quel momento, ma alla fine siamo arrivati a una via di mezzo facendo questo EP. Penso che l’EP sia bello, fatto veramente bene ma… non mi rappresenta!

 

Con Fiorello invece cosa avete intenzione di fare durante “Il più grande spettacolo dopo il weekend”?
Bèh … non lo so! Io e Fiorello non sappiamo mai quello che faremo quando siamo insieme, ma sono certo che ci divertiremo! Ci saranno delle prove, chiacchiereremo un po’… e vedremo di divertirci! Anche con la casa discografica italiana abbiamo ribadito questo concetto: l’importante con Fiore è divertirsi!

 

Come hai scelto gli ospiti, in particolare le Puppini sisters, la cui leader è italiana?
Sapevo da tre anni con chi avrei duettato: Shania, Marcella e le sue Puppini sisters (che adoro!) e Thalia. Sapevo da anni come avrei voluto suonassero quelle tracce e conosco tutte da parecchio tempo: io e Shania siamo amici, anche con il suo attuale e precedente marito; seguo le Puppini Sisters da qualche anno e con Thalia e suo marito siamo amici da anni, era scontato, ecco! É stato un lungo lavoro ed è stato fatto tra amici e quando intendo amici voglio dire amici veramente: abbiamo bellissimi rapporti e condividiamo molto… come è giusto che sia per un disco di Natale!

Il motivo che c’è dietro a “Feliz Navidad” è quasi ovvio, visto che mia moglie è argentina e quella canzone significa davvero tanto per me.

 

In un perfetto spagnolo ci chiede scusa di non saper parlare italiano, ma sa lo spagnolo perché sta studiando molto perché ci tiene a sapere la lingua natale della moglie che adesso, per farlo sentire più ignorante, ha cominciato a studiare l’italiano.

 

Siamo nell’anno 2011, anno di svolta non solo per i catastrofisti, la cronaca ci fa riflettere: qual è il tuo messaggio in un anno così problematico? Questo album poi sarà un dono fantastico per i cattolici, cosa vuoi far arrivare, attraverso questo album al restante pubblico?

Sembrerà strano, ma ho fatto questo album per musulmani, per cristiani, per ebrei: è un album per un momento di festa, non per un momento solo religioso. Sono stato attento alla scelta delle canzoni per cercare di non offendere nessuno. Il mio migliore amico è ebreo: potrà non festeggiare il Natale, ma adora queste canzoni di Natale. Ho chiesto sia a lui che ad altri miei amici ebrei se ci fosse una canzone per Hannukah ma l’unica canzone che mi hanno proposto non è stata decisamente alla stregua dell’Ave Maria, quindi ho dovuto rinunciare.

Per quel che riguarda la crisi economica mondiale, le lotte alle quali assistiamo…chi sono io per dire qualcosa? Il mio lavoro è fare spettacoli, fare musica, augurandomi che le persone possano scappare dalla realtà per qualche ora… grazie alla mia arte. Sono affascinato dalla politica, specialmente da quella americana e ho le mie idee molto chiare ma non sono io a dover parlare pubblicamente di politica: siete voi giornalisti, sono i politici che devono parlare di questi argomenti.

In Italia per noi Fiorello è il numero uno, tu come lo consideri? C’è qualcuno al suo livello a livello internazionale nella tua opinione?

Lo dirò nel modo più umile possibile: conosco qualcuno come lui e sono io. Dico questo perché abbiamo fatto lo stesso percorso: abbiamo lavorato per anni e anni in ambienti in cui nessuno ci avrebbe mai dato una chance. Parliamoci chiaro: chi avrebbe mai pensato che sarei arrivato dove sono adesso? Chi avrebbe pensato che Fiorello sarebbe arrivato dove è arrivato? Penso che siamo simili perché i nostri percorsi, così simili, così lunghi, ci hanno portato ad apprezzare maggiormente il successo! Penso questo si possa intuire anche per la similarità del nostro umorismo e per quanto si assomigliano i nostri caratteri. Non sto dicendo di essere bravo come lui, assolutamente, ma abbiamo davvero tanti punti in comune nelle nostre storie, possiamo dire di avercela fatta nonostante tutto, chi avrebbe mai scommesso su persone come noi? … e questo non accade molto spesso. In Canada, nel Regno Unito e negli Stati Uniti sono un presentatore, sono un attore, sono un cantante e sono un intrattenitore ed è quello che fa Fiorello… non conosco molte altre persone che fanno tutte queste cose e si divertono tanto così come facciamo noi e su questo sicuramente hanno influito la nostra estrazione, le nostre radici e le nostre famiglie. Non penso che Fiorello sia cambiato con l’arrivo del denaro o del potere: penso continui ad essere estremamente sensibile che dà molta importanza a quello che prova il suo pubblico.

 

C’è qualche artista che avresti voluto nell’album ma che, per un motivo o per l’altro non hanno partecipato?

C’era un’artista che avrei voluto nell’album che apprezzo molto e che è una mia amica ma che non stava passando un bel periodo sotto l’aspetto della salute: Adele. Non so cosa avrei voluto fare, ma avrei voluto lavorare con lei: la ammiro tantissimo, ma purtroppo la cosa non è potuta andare in porto.

 

Un album da ascoltare durante le vacanze di Natale, facendo entrare la voce e il talento di questo artista fantastico nelle nostre case, a rapirci per un po’ dalla realtà di tutti i giorni… la differenza c’è e la sentirete, tra un ramo di vischio e un panettone da mettere in tavola!

 

 

©Chiara Colasanti per LineaMusica

 

 

 


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