“I’M WITH YOU” – Red Hot Chili Peppers – Recensione

Etichetta: Warner Music
Anno: 2011
Tracklist:
1. Monarchy of Roses
2. Factory of Faith
3. Brendan’s Death Song
4. Ethiopia
5. Annie Wants a Baby
6. Look Around
7. The Adventures of Raindance Maggie
8. Did I Let You Know
9. Goodbye Hooray
10. Happyness Lovers Company
11. Police Station
12. Even You Brutus?
13. Meet Me at The Corner
14. Dance Dance Dance

 

Si, lo ammetto, io sono una di quelli che rimpiange John Frusciante. E dopo l’ascolto di questo nuovo lavoro, lo rimpiango ancora di più. Non che questo ultimo album dei Red Hot Chili Peppers sia un completo fiasco, sia chiaro, ma è certo che “I’m With You” ha perso qualcosa durante la sua strada.
Forse mi ero abituata troppo a quei ritmi funkeggianti su quella chitarra squillante che oramai erano diventati un’impronta distintiva di questa band. Quel che è certo è che Kiedis & soci non ne hanno colpa e, questo si vede, ce l’hanno messa tutta per sopperire a questa perdita. Anche il nuovo acquisto, Josh Klinghoffer, allievo dello stesso Frusciante, ha fatto del suo meglio perché il sound rimanesse lo stesso, unico ed inconfondibile, e tutto sommato è convincente. Ma lui non è John Frusciante.

Ma partiamo per gradi, con questo “I’m With You”, che si presenta con un’artwork relativamente semplice e pulita, come, del resto, è la musica dei Red Hot.
L’album si apre con “Monarchy of Roses”, un pezzo in pieno stile RHCP, un filo conduttore con il precedente “Stadium Arcadium”. Segue “Factory of Faith”, un pezzo funkeggiante, ed è qui che comincio ad avere i primi rimpianti: la chitarra è in secondo piano, il basso di Flea domina la scena, con un giro che spacca, ma ovviamente viene da chiedersi: se ci fosse stato John, questo pezzo avrebbe suonato così?
La terza traccia si intitola “Brendan’s Death Song”, un sentito tributo ad un amico di Kiedis scomparso prematuramente, che si apre con un dolce arpeggio, ma che col passare dei secondi scoppia letteralmente, in un crescendo che coinvolge chi ascolta. Il disco ritorna alle sonorità tipiche dei Red Hot, con le tracce successive, “Ethiopia”, “Annie Wants a Baby” e “Look Around”, in cui la ricetta resta sempre la stessa collaudata: un martellante giro di basso in primo piano, la chitarra che sostiene e, in qualche occasione si sbilancia con qualche riff azzeccato, e la batteria chiara e decisa che scandisce le battute.
Ed è a questo punto che troviamo “The Adventures of Raindance Maggie”, primo singolo estratto dall’album, caratterizzato da un ritmo incalzante, una voce melodica nel ritornello, ma che nella strofa scandisce i battiti, martella ed entra in testa come un tormentone.
Un sapore quasi da musica latinoamericana, dato dall’intramezzo con la tromba, con un retrogusto indie, caratterizza la ballata “Did I Let You Know”, seguita dalla trascinante “Goodbye Hooray” pezzo di impronta tipicamente hard rock.
Si sale di qualità con “Happyness Lovers Company” che ci porta all’emozionante ballata “Police Station” caratterizzata da dolci sonorità, un genere che viene molto bene agli ultimi Red Hot, uno dei momenti più interessanti dell’album. Segue il pezzo “Even You Brutus?”, una ballata che mischia le componenti dell’Hip Hop con quelle del Funky e del Rock’n Roll.
Viene qui inserita l’ultima ballata dell’album, “Meet Me at The Corner” per poi chiudere la tracklist con “Dance Dance Dance”, che come dice il titolo è tutta da ballare.

In definitiva “I’m With You” è un album che si lascia ascoltare, semplice ed orecchiabile, ma che, tranne in rari momenti, non propone nulla di nuovo.
Ed ora, non ci resta che attenderli dal vivo a dicembre, per i concerti di Milano e Torino, i cui biglietti sono già esauriti da settimane, per vedere se dal vivo i RHCP sapranno trasmetterci tutta l’energia che pare un po’ perduta in questo nuovo album.

© Cla-FB per Lineamusica.it


One Comment on ““I’M WITH YOU” – Red Hot Chili Peppers – Recensione”

  • Konsuelo scritto il 11 settembre, 2011, 15:19

    Sei stata fn troppo buona. I RHCP hanno preso una linea pop rock imbarazzante, motivo per il quale Frusciante – il cjhitarrista più bravo degli ultimi 20 anni – ha mollato dopo Stadium Arcadium. Sono comunque gradevoli da ascoltare. La mia preferita è “Goodbye Hooray”.

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