“Wasting Light” – Foo Fighters – Recensione

Anno: 2011
Etichetta: Roswell/RCA

Tracklist:

1. “Bridge burning”
2. “Rope”
3. “Dear Rosemary”
4. “White limo”
5. “Arlandria”
6. “These days”
7. “Back forth”
8. “A matter of time”
9. “Miss the misery”
10. “I should have known”
11. “Walk”

Ok… finalmente ci siamo. E’ oramai già qualche mese che “Wasting Light” risuona nel mio stereo,  che mi accompagna durante le giornate, mentre guido, mentre lavoro. In realtà non volevo essere influenzata da quell’adorazione consapevole che ho per quest’uomo, Dave Grohl, che negli anni ha influenzato migliaia di musicisti, a partire da quando batteva le pelli nei Nirvana. Non volevo nemmeno essere influenzata da tutta quella pubblicità pre-uscita, dai grandi nomi, dalle collaborazioni che questo album porta fieramente negli stereo di tutti coloro che decidono di avventurarvisi all’ascolto.

Ma ascolto su ascolto, minuto dopo minuto, ammetto che quest’album, registrato nel garage di Dave, completamente in analogico, mi piace sempre di più. Certamente un album dal grande impatto, che si distingue dai suoi predecessori per la mancanza di pezzi più “soft”, su cui aleggia la mano di quel Butch Vig al mixer.

Devo ammettere che quando uscì “White Limo”, un po’ mi sono spaventata: Dave annunciava un album molto più “pestato” rispetto ai precedenti, e “White Limo” suonava un po’ come la preview dell’intero album.. “Se son tutte così, cambia tutto, cambia l’idea che ho della musica dei Foo Fighters”. Non che non mi piacciano i pezzi pestati, chiariamolo, ma un album fatto tutto di pezzi alla “White Limo” sarebbe stato veramente un po’ troppo heavy, e certamente non alla Foo Fighters, forse più alla Probot, il progetto parallelo hard rock di Dave.

Fortunatamente ci ha pensato il primo singolo estratto “Rope” a rassicurarmi: ho tirato un sospiro di sollievo, i Foo Fighters sono sempre gli stessi, la voce di Dave graffia ma senza esagerare, tranne in alcune, rare occasioni; i riff coinvolgenti delle chitarre non mancano, la ritmica scandisce i battiti distintamente.

L’album mantiene fino all’ultima traccia la sua agressività, che invece andava man mano affievolendosi nel precedente lavoro “Echoes, Silence, Patience & Grace”, man mano che si giungeva alla fine: sono infatti rari i momenti soft, eccezion fatta per la nostalgica “I should have Known”, che vede la collaborazione di Krist Novoselic, al basso.

Il resto è fatto di pezzi azzeccatissimi, che oramai Dave scrive ad occhi chiusi: a partire dal pezzo di apertura “Bridge Burning”, passando per “Dear Rosemary”, il giusto equilibrio tra melodia e rock’n roll, non dimenticando certo “Arlandria”, altra melodia azzeccatissima, così come  “These Days”, dai suoni quasi power pop.

In conclusione, definirei “Wasting Light” un ottimo album, che certamente non ha lasciato scontenti i fan dei Foo’s, ma che manca forse – e questa, concedetemela, è l’unica critica che posso fare – di un pezzaccio che oscura tutto il resto, come a suo tempo fecero “The Pretender” o “Everlong” ma anche “All My Life”.
In ogni caso Grohl merita un’ulteriore ovazione, per aver saputo chiudere dietro le spalle, senza rimpianti, il periodo Nirvana ed aver ricominciato completamente da 0, facendo riferimento solo al suo talento e carisma.


Fonte: © Simonetta C. per LineaMusica.it


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