Recensione di “Angles”, ultimo lavoro in casa The Strokes

“ANGLES” – THE STROKES – RECENSIONE

Etichetta: Sony Music
Anno: 2011
Tracklist:
1. “Machu Picchu”
2. “Under Cover of Darkness”
3. “Two Kinds of Happiness”
4. “You´re So Right”
5. “Taken For A Fool”
6. “Games”
7. “Call Me Back”
8. “Gratisfaction”
9. “Metabolism”
10. “Life Is Simple In The Moonlight”

Sono passati 5 lunghi anni dall’ultimo lavoro dei The Strokes, “First Impression of Earth”, album che non ha riscosso un grande successo rispetto alle aspettative. Ed ora “Angles” arriva ben 10 anni di distanza dal primo album di esordio “Is This It”, con l’intento di fare centro, di ripetere lo stesso successo esplosivo, ed è forse proprio per questo motivo che la band si è chiusa in studio e ci ha lavorato su per così tanto tempo, con l’intento di sperimentare senza perdere la propria identità, fatta di riff accattivanti.
Un disco più pop e di conseguenza, orecchiabile, rispetto ai precedenti lavori, ma pur sempre stiloso, in cui non mancano certo i riferimenti all’elettronica degli anni ‘80 ed ai sound più folk e psichedelici. Un disco pensato e studiato per rimettersi in gioco.

Il disco si apre con “Machu Picchu”, immediata ed orecchiabile, con quella ritmica raggaeggiante nelle strofe e quelle chitarre graffianti che portano il marchio tipico dei “The Strokes”. A seguire il primo singolo estratto, “Under Cover of Darkness”, caratterizzato dal riff di chitarra iniziale che segna un voluto ritorno alle origini, senza dubbio di piacevole all’ascolto. Eclettico è “Two kinds of happiness“, caratterizzata dalle solite chitarre sporche ed assoli di Fabrizio Moretti, sempre perfetto nella tecnica e nell’inventiva, preceduti da un chiaro richiamo agli 80’s ed al new wave.
Più dark e prorompente è “You’re so right”, annunciato come secondo singolo estratto, caratterizzato da arpeggi in contrasto con le ritmiche aggressive, che mi hanno ricordato vagamente lo stile dei Muse. Altro tormentone e, credo, ottimo candidato per essere uno dei singoli estratti è “Taken for a Fool”, un pezzo che porta l’impronta della band già dalla prima nota e che ci rimanda la mente alle vecchie sonorità, quelle di “Room on Fire”, nello specifico di “12:51” o di “Someday”.
“Games” non è certamente un pezzo rock, ma più elettro-pop, caratterizzato da accenni di synth e drum machine, frutto della sperimentazione e dell’evoluzione della band, che però, mi spiace dirlo, non colpisce.
La voce finalmente rilassata di Casablancas è protagonista nella ballata “Call me back”, un pezzo certamente sperimentale, che si chiude con un finale suggestivo, volutamente ispirato ai sound tipici di John Lennon. E quasi a voler rispettare la parcondicio, “Gratisfaction”, segna il ritorno al rock’n roll, un chiaro omaggio ai Rolling Stones.
Un tornado di suoni teatrali ben amalgamati caratterizzano la nona traccia dell’album, “Metabolism”, che si distingue per il finale accattivante, in cui la voce di Casablancas fa da padrone.
A chiudere l’album le sonorità anni ’80 della ballad “Life is Simple in the Moonlight”, uno dei pezzi migliori di questo album, brano dalle sonorità acustiche che certamente sarà molto apprezzato nella versione dal vivo.

In conclusione, “Angles” è un disco fluido, piacevole, che ti entra nel sangue progressivamente ad ogni ascolto, ma che sicuramente ha risentito dei dissidi interni fra i vari membri del gruppo: è noto infatti che Julian Casablancas, leader e cantante della band, ha registrato le parti vocali separatamente dal resto del gruppo. Una situazione che certamente ha creato scontento tra i componenti e sicuramente non ha giovato al dialogo fra di loro. Un dialogo che, se ci fosse stato, avrebbe sicuramente agevolato la lavorazione delle canzoni, che nonostante tutto non risultano “fredde”, ma che forse mancano di quell’entusiasmo che tanto ci aveva fatto amare questa band newyorkese agli albori della sua carriera.


Fonte: © Simonetta C. per LineaMusica.it


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