Stefano Piro …l’album

Stefano Piro, ex leader dei Lithyum, fa il suo esordio come solista con l’album “Notturno Rozz”, nei negozi di dischi da lunedì 8 maggio (distribuito da Delta Dischi).

Mercoledì 10 maggio il cantautore ligure presenterà i brani del disco nel corso di un concerto che terrà a Milano nella Sala Puccini del Conservatorio
(ore 21.00, ingresso libero).

“Notturno Rozz” è un disco per lo più autobiografico di 14 brani, di cui 5 rappresentano un viaggio sentimentale dal principio di un amore, del suo evolversi, fino alla riapertura verso nuove emozioni.

Piro dimostra con le sue melodie, che si fondono tra rock e jazz di avere una passione innata per la contaminazione fra arti, propensione dimostrata dalla veste grafica del disco (copertina e libretto interno) curata dall’eclettico Andy dei Bluvertigo.

Per l’album che segna il suo debutto come cantautore solista, Stefano Piro ha potuto contare sul prezioso contributo di Edoardo De Angelis (violinista) e del suo ensemble d’archi, di Eric Cisbani (batteria), di Luca Scansani (batteria), di Marco Primavera (tastiere) e di Alessandro Sicardi (chitarra).

Questa la track list dell’album:

01. “Odio il tempo”,
02. “Il credo”,
03. “Lunar Tango”,
04. “Fine settembre”,
05. “L’amor del male”,
06. “Il colpevole”,
07. “Insonnia”,
08. “(W)ant (a) (r)eason”,
09. “L’unico superstite”,
10. “Esorcismo”,
11. “Più tardi”,
12. “Cade il petalo più bello”,
13. “Suite di buona Primavera”,
14. “Vuelvo al sur”.

Stefano Piro inizia la sua carriera artistica come leader dei Lythium, con cui partecipa alla 50^ edizione del Festival di Sanremo vincendo il Premio della Critica con la canzone “Noel”.

Nel 2001 i Lythium aprono i concerti del tour di Vasco “Stupido Hotel”.

Nel 2003 Piro decide di sciogliere il gruppo e di concentrarsi sul proprio talento di cantautore.

“Notturno Rozz” è il risultato di tre anni di scrittura e riflessioni musicali.



“Notturno Rozz” tracklist con il commento
di Stefano Piro brano per brano

ODIO IL TEMPO (1° atto)
“Non vorrei morire mai
per poterti vivere sempre”
È il primo di cinque atti che fanno da fil rouge di questo album: una serie di eventi vissuti con la mia donna, seguendo cronologicamente lo sviluppo del nostro rapporto. Ho scritto questo testo una mattina con lei vicina: tutta la canzone ruota attorno al mio semplice osservarla, descriverla e poi rammaricarmi per il tempo che purtroppo passa inesorabilmente. La musica è dolce, ma suonata in modo “aggressivo”: c’è un assolo di flauto traverso che delizia l’ascolto dopo l’inciso, creando la sensazione dell’incalzare del tempo fino al delirio finale.

IL CREDO
“Quante voci… quanti chiodi… quante croci”
La voglia di sfuggire alle tante, troppe voci esterne destabilizzanti. Il testo è costruito su banali frasi fatte per denunciare l’estrema pochezza di certi luoghi comuni e nel finale cito la croce, perché è il simbolo per eccelenza del dolore e del tradimento. Una possibile via di fuga è rendere eterno l’amore, qui inteso più dal punto di vista fisico. Un curiosità sul fronte musicale: nella strofa l’impalcatura dell’organo Hammond richiama il segnale di S.O.S. dell’alfabeto Morse (3 punti – 3 linee – 3 punti).

LUNAR TANGO (2° atto)
“Luna che porti tutti i sogni con te
ne avresti uno per me?
Prenditi i miei vizi e poi fanne strazi
buttali in mare falli annegare…
Ritrovarmi laggiù”
Mi sono reso conto che in certe occasioni ho cambiato il mio carattere per accondiscendere lei e mantenere vivo il nostro rapporto; così mi rivolgo alla Luna, che è la custode dei sogni di tutti noi, e la interrogo sull’esigenza di non perdersi mai. Ho capito che bisogna restare fedele alla propria vita, accettando i pregi e i difetti: non vale mai la pena di stravolgere la nostra magia interiore. Lo spartito musicale disegna un tango su base rock: Fabio Greuter alla fisarmonica mi ha aiutato a sfogare la passione per il tango, già protagonista del mio recente progetto live Re-Volver al Tango.

FINE SETTEMBRE
“Ogni dolore prende colore,
mai mi fermerò.
Ogni tormento perde valore,
mai mi perderò”
L’ho concepita durante il matrimonio del mio caro amico Napoleone. Ho suonato in riva al mare dalle 3 del pomeriggio fino all’una di notte: quel live spontaneo ed entusiastico era un sogno da non spegnere mai, per restare attaccato il più possibile all’esigenza di esprimere me stesso libero da condizionamenti esterni. La musica richiama il sound Anni ’70 con accenti psichedelici e percussioni da festa in spiaggia.

L’AMOR DEL MALE
“Lasciatemi qui…
Stanotte è così…
Talvolta le mani diventano ali…
E amare il male”
Amare il male per vivere realmente il bene: soltanto riuscendo ad apprezzare la parte più oscura di noi stessi è possibile amare più intensamente la parte più solare. Nella canzone suona anche un ottetto d’archi diretto da Edoardo De Angelis: l’arrangiamento crea un’intensa e particolare tensione attraverso l’utilizzo continuo di “lunghe” quinte eccedenti.

IL COLPEVOLE (3° atto)
“Sveglia non ti immaginavo ancora…
Fiore non darmi solo le tue spine…
È colpa mia, ma me ne accorgo solo ora”
Preso coscienza delle mie ripetute “fughe”, l’allontanamento è inevitabile. E io comprendo la sofferenza che puoi causare alle persone che ti vogliono bene, quando non le rendi partecipi del tuo percorso umano. Nella musica ho cercato di rendere “rozz” un tipico andamento latinoamericano, anche attraverso l’uso della chitarra “fuzz” che imprime un senso di acidità all’arrangiamento.

INSONNIA
“Mi dimentica Morfeo
e resto qui insonne
quando tutto finirà
sarà ormai tardi”
La canzone precedente finisce con il mio proposito di dormire un po’… beata illusione! Questo brano è un appello a Morfeo, che si è assopito prima di assopire me. Il testo è una visione delirante della stanza alla vana ricerca di un carillon che possa supplire all’assenza dello sbadato Morfeo: alla fine trovo conforto addirittura nel rumore delle gocce di un lavabo che perde, rumore che in una notte normale sarebbe fastidiosissimo. Il ricco arrangiamento musicale ha come caratteristica il coro di esseri umani afflitti dal mio stesso problema, che acclamano il risveglio di Morfeo, fino all’arrivo dell’agognato sonno su un tappeto di effetti sonori sintetici.

(W)ant (A) (R)eason
È il preambolo a “L’unico superstite”: Il titolo “Want A Reason” (“voglio una ragione”) gioca volutamente con le lettere che compongono la parola WAR e il montaggio unisce un bollettino radiofonico americano trasmesso dopo lo sgancio della bomba atomica su Hiroshima, il brano “Moonlight Serenade” di Glenn Miller suonato in modalità reverse (cioè al contrario) e la batteria di Eric Cisbani che ha riprodotto istintivamente i rumori della guerra. Il bollettino radiofonico è agghiacciante: lo speaker parla di “fantastico rumore” e descrive con freddezza gli effetti devastanti di quell’ordigno da 20 tonnellate di TNT. Le bombe moderne sono migliaia di volte più potenti: documentarci sulla storia passata e comprendere che certi massacri non hanno alcuna ragione per essere compiuti, può aiutarci a non ripetere in futuro gli stessi errori e orrori.

L’UNICO SUPERSTITE
“Non sei niente se sei tutto per nessuno
e ora resta solo polvere e più nessuno”
M’immagino la pena del contrappasso per i “signori della guerra”: un’esistenza solitaria in un mare di polvere e silenzio. Chi scatena la guerra rimane l’unico superstite: per lui la pena peggiore è non avere nessuno che celebri il suo “trionfo”. E nessuno che possa giudicare le sue colpe. E il peggiore lieto fine per queste persone è non avere più l’anima da vendere.

L’ESORCISMO (4° atto)
“Come fumo svanirai
nell’incendio dei ricordi
tanto dei bruciori tuoi
io non sentirò il calore”
Vade retro mon amour! È una canzone parecchio “urlata”, perché l’esorcismo di certi demoni ha bisogno di grida. Nella musica un quartetto d’archi aggressivo si fonde con un sinth molto acido alla ricerca di maggiore forza.

PIÙ TARDI
“Ma finita la nuit
e finiti i miei drink
dimmi che mai nessuno
avrai oltre me”
È un sogno: m’innamoro di una bellissima ballerina di night, l’ambiente meno indicato dove cercare l’amore. Lei è ovviamente circondata di corteggiatori e riesce a scatenare la mia gelosia. L’arrangiamento dei fiati di Alessandro Siccardi ha un andamento particolare: la sezione fiati si muove nervosa nella parte notturna, poi accompagna il mio risveglio su una panchina tratteggiando musicalmente una strada piena di auto strombazzanti.

CADE IL PETALO PIÙ BELLO
Una breve composizione per archi e legni di Alessandro Siccardi, che fa da preludio al quinto e ultimo atto della mia storia d’amore.

SUITE DI BUONA PRIMAVERA (5° atto)
“Dimmi che tu sei davvero felice senza me
o sei ancora sveglia ad aspettar l’aurora
e che ti accarezzi un caldo sole ancora”
Ritrovata la forza interiore, la tristezza per l’amore perduto lascia posto alla consapevolezza delle infinite possibilità che la vita offre. L’ultimo atto è un impeto d’orgoglio, infatti la domanda ricorrente “tu sei davvero felice senza me” presuppone già la risposta: impossibile! La contrapposizione fra malinconia e orgoglio è resa musicalmente dall’unione di tutte le anime sonore del disco: i quattro musicisti rozz, gli archi e i legni.

VUELVO AL SUR (bonus track)
Un brano musicato da Astor Piazzolla su parole di Solanas, che abbiamo registrato dal vivo in sala d’incisione durante una jam istintiva. È stato un momento di dedizione totale alla musica scatturito da una magia irripetibile, infatti abbiamo inciso la prima esecuzione. Tradotto in italiano, il titolo significa “ritorno al sud”, inteso come stato emotivo e come ritorno all’amore.

Maggio 2006

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